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Esperanto: istruzioni per l'uso - Università

UNA UNIVERSITA' INTERNAZIONALE IN ESPERANTO

Sapete che si puo' studiare a livello universitario in esperanto?
L'Accademia Internazionale delle Scienze San Marino (AIS) è un'università riconosciuta come ente giuridico nella Repubblica di San Marino (ma non ancora in Italia), dove gli insegnamenti sono in varie lingue, ma l'esperanto è la lingua di maggior uso e quella in cui si devono presentare le dissertazioni per il diploma finale. Presso l'AIS si possono conseguire i titoli accademici di "bakalau'ro", "magistro", "doktoro", "habilitdoktoro", che corrispondono come impegno di studio, più o meno ai vecchi titoli italiani: diploma universitario, laurea quadriennale, diploma di perfezionamento e dottorato di ricerca. Per i nuovi titoli dell'università italiana riformata ci sara' una tabella di confronto. Chi ha gia' titoli nazionali, puo' farli "adottare" dall'AIS, cioè conseguire un titolo dell'AIS corrispondente a quello nazionale, sostenendo alcuni esami ulteriori. L'impegno che l'AIS richiede e' maggiore di quello richiesto nelle universita' nazionali, ma il prestigio che da' nella comunita' esperantofona e' del pari maggiore. I corsi sono compattati in otto ore, corrispondenti ad un credito del sistema europeo, e si svolgono in diverse parti d'Europa, solitamente in occasione di manifestazioni esperantiste. L'AIS non cura tutto lo scibile universale, ma predilige studi che riguardano l'internazionalita' della scienza, e che non sempre si trovano nei curricula delle universita' nazionali: eurologia, pedagogia cibernetica, turismo, storia della scienza, letteratura comparata; ma ha anche, ovviamente, alcuni corsi in discipline piu' tradizionali, come informatica, matematica, filosofia, statistica. I docenti appartengono ad università qualificate comead esempio Gottinga, Bonn, Monaco, Torino, Padova, Roma, Vienna, Paderborn, Uppsala. Tra i docenti c'e' un premio Nobel e membri di accademie scientifiche nazionali ed internazionali.

Carlo Minnaja

CULTURA: BOLIVIA, LINGUA ITALIANA AI LICEI E ALL'UNIVERSITA'

Santa Cruz de la Sierra, 4 feb. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - La Bolivia apre ufficialmente le porte alla lingua italiana: la Societa' Dante Alighieri di Santa Cruz de la Sierra, nella persona del presidente Ivo Cibelli, ha siglato un importante accordo sia con l'Universita' UTEPSA e che con il Ministero dell'Educazione e della Cultura boliviano.

Alla luce della convenzione stipulata, a partire da questo mese l'insegnamento dell'italiano viene introdotto nelle Facolta' di Lingue, di Relazioni Internazionali e di Turismo dell'Universita' UTEPSA, ente fondato nel 1994 che costituisce in ambito didattico uno dei principali punti di riferimento del Paese per la qualita' dell'insegnamento.

In base all'accordo firmato dal Presidente Cibelli e dal Ministro dell'Educazione e della Cultura, Maria Magdalena Cajias de la Vega, dal prossimo anno scolastico l'italiano sara' insegnato anche in tutte le scuole superiori della Bolivia che vorranno proporlo, negli ultimi tre anni, come seconda lingua dopo il castellano e dunque prima di inglese, francese e tedesco.

D'intesa con l'Ambasciatore d'Italia in Peru' Silvio Mignano e con il Responsabile di 'Obiettivo Lavoro' Paolo Valente, la Dante Alighieri boliviana prevede inoltre l'organizzazione di corsi di lingua italiana per 300 infermiere pronte per venire a lavorare nel nostro Paese.

Link all'articolo Adnkronos

Dichiarazione di Città del Capo sulla Istruzione Aperta

Riporto da questo SITO una di quelle dichiarazioni che segnano la storia, fatta dalle persone che ne stanno scrivendo la parte migliore. La frase chiave della dichiarazione è questa: "Queste sono strategie ragionevoli per chiunque". Che sia finalmente vicina l'era degli uomini razionali e consapevoli? Io lo spero, e spero che trovino anche una lingua che rispecchi i loro nobili intenti.

Dichiarazione di Città del Capo sulla Istruzione Aperta:
Sbloccare la prospettiva di risorse educative aperte
Siamo all'apice di una rivoluzione globale nell'insegnamento e nell'apprendimento. Educatori di tutto il mondo stanno sviluppando un ampio bacino di risorse educative su Internet, aperte e gratuite per tutti. Questi educatori stanno creando un mondo in cui ogni persona sulla Terra possa accedere e contribuire alla somma delle conoscenze dell'umanità. Inoltre stanno piantando i semi di una nuova pedagogia, in cui insegnanti e studenti insieme creino, diano forma e sviluppino la conoscenza, approfondendo le loro capacità e la loro comprensione mentre operano.

Questo movimento emergente per un'educazione aperta unisce la tradizione consolidata di condividere le buone idee tra colleghi insegnanti, con la cultura collaborativa ed interattiva di Internet. Si basa sul principio che tutti devono essere liberi di usare, adattare alle proprie esigenze, migliorare e redistribuire le risorse senza restrizioni. Insegnanti, studenti, ed altri che condividono questo concetto, si stanno unendo per prendere parte ad un impegno mondiale per rendere l'istruzione più accessibile e più efficace.

La crescita della raccolta globale di risorse educative aperte ha creato un terreno fertile per questa iniziativa. Queste risorse comprendono materiali per corsi con licenza aperta, programmi didattici, libri di testo, giochi, software ed altro materiale di supporto all'insegnamento ed all'apprendimento. Tutto ciò contribuisce a rendere l'istruzione più accessibile, specialmente là dove i fondi per i materiali didattici sono scarsi. Alimenta inoltre un modo partecipativo di apprendere, di creare, di condividere e cooperare che è necessario in società in cui le conoscenze si evolvono rapidamente.

L'educazione aperta non è limitata solo alle risorse didattiche aperte, ma si fonda anche su tecnologie aperte, in grado di facilitare un apprendimento collaborativo e flessibile, e sull'aperta condivisione di tecniche didattiche che permettano ai docenti di giovarsi delle migliori idee dei loro colleghi. Il tutto può crescere fino ad includere nuovi approcci alla valutazione, al riconoscimento dei meriti ed all'apprendimento collaborativo. Comprendere ed adottare innovazioni come queste è fondamentale in una prospettiva di lungo termine del movimento.

Ci sono molti ostacoli alla realizzazione di questa visione. La maggior parte dei docenti resta ignara della crescente quantità di risorse educative aperte. Molti governi ed istituzioni educative non conoscono o non sono convinti dei benefici di una formazione aperta. Le differenze fra i tipi di licenza per le risorse aperte generano confusione ed incompatibilità. E, naturalmente, la maggior parte del mondo ancora non ha accesso ai computer ed alle reti che sono parte integrante degli attuali sforzi in direzione di un'educazione aperta.

Questi ostacoli possono essere superati, ma soltanto lavorando insieme. Invitiamo studenti, insegnanti, educatori, autori, scuole, licei, università, editori, sindacati, associazioni professionali, legislatori, governi, fondazioni, e altri che condividono la nostra visione ad impegnarsi per raggiungere e promuovere l'educazione aperta e, in particolare, li invitiamo a seguire queste tre strategie per aumentare la diffusione e l'effetto delle risorse educative aperte:

1. Insegnanti e studenti: In primo luogo, consigliamo agli insegnanti e studenti di partecipare attivamente al nascente movimento per l'istruzione libera. Questa partecipazione comprende: creare, usare, adattare e migliorare le risorse educative aperte; adottare le tecniche didattiche sviluppate sulla collaborazione, sulla scoperta e sulla creazione di conoscenza; ed invitare omologhi e colleghi a partecipare. Creare ed usare risorse aperte dovrebbe essere considerato parte integrante del processo formativo e dovrebbe essere sostenuto e ricompensato di conseguenza.
2. Risorse educative aperte: In secondo luogo, invitiamo insegnanti, autori, editori e istituzioni a rilasciare con licenza libera le loro risorse. Queste risorse educative aperte dovrebbero essere rilasciate sotto licenze che ne facilitino l'uso, la modifica, la traduzione, il miglioramento e la condivisione da parte di chiunque. Le risorse dovrebbero essere pubblicate in formati che facilitino sia l'uso sia la pubblicazione e che siano compatibili con le diverse piattaforme tecniche. Per quanto possibile, dovrebbero anche essere disponibili in formati accessibili a persone disabili ed a persone che ancora non hanno accesso a Internet.
3. Politiche di formazione aperta: In terzo luogo, governi, istituti scolastici, licei e università dovrebbero dare la massima priorità alla formazione aperta. Teoricamente, le risorse educative finanziate con fondi pubblici dovrebbero essere risorse educative aperte. Le procedure di adozione e di riconoscimento dovrebbero dare la preferenza alle risorse educative aperte. Le raccolte di risorse educative dovrebbero attivarsi per includere ed evidenziare le risorse educative aperte al loro interno.

Queste strategie rappresentano non sono solo la cosa corretta da fare ma costituiscono un saggio investimento per l'istruzione e l'apprendimento nel ventunesimo secolo. Permetteranno di spostare gli investimenti oggi rivolti a costosi manuali verso un migliore apprendimento. Aiuteranno gli insegnanti ad eccellere nel loro lavoro e ad offrire nuove occasioni di visibilità e di effetto globale. Accelereranno l'innovazione nell'istruzione. Daranno maggior controllo sull'apprendimento agli studenti stessi. Queste sono strategie ragionevoli per chiunque.

Migliaia di insegnanti, studenti, autori, operatori e legislatori sono già coinvolti in iniziative di formazione aperta. Ora abbiamo l'occasione di far crescere questo movimento per includere milioni di insegnanti e di istituzioni da tutti gli angoli della terra, ricchi e poveri. Abbiamo l'opportunità di raggiungere i legislatori, lavorando insieme per rendere concrete le prospettive che ci si presentano. Abbiamo l'occasione di coinvolgere gli imprenditori e gli editori che stanno sviluppando innovativi modelli aperti di business. Abbiamo la possibilità di sostenere una nuova generazione di studenti che si misurino con i materiali didattici aperti, facilitati nell'apprendimento dalla condivisione della loro nuova conoscenza e consapevolezza con altri. Ma prima di ogni altra cosa, abbiamo un'occasione per migliorare sensibilmente le vite di centinaia di milioni di persone nel mondo attraverso opportunità didattiche e di apprendimento liberamente disponibili, di alta qualità e adatte alle realtà locali.

Noi, sottoscritti, invitiamo tutti gli individui e tutte le istituzioni ad unirsi a noi nel sottoscrivere la dichiarazione di Città del Capo per l'educazione aperta e, così facendo, ad impegnarsi ad attuare le tre strategie indicate sopra. Inoltre incoraggiamo i firmatari a seguire strategie supplementari per la tecnologia didattica aperta, per la condivisione delle pratiche d'istruzione aperta ed altri metodi che promuovano la più ampia causa dell'educazione aperta. Con ogni persona o istituzione che assume questo impegno - e con ogni sforzo teso ad articolare ulteriormente la nostra visione - ci avviciniamo ad un mondo di educazione aperta, flessibile ed efficace per tutti.

15 settembre 2007 Città del Capo, Sudafrica

Grace Baguma, Department of Education, Uganda
Richard Baraniuk, Connexions / Rice University
Karien Bezuidenhout, Shuttleworth Foundation
Ahrash Bissell, Creative Commons / CCLearn
Rhett Bowlin, Open Society Institute
Delia Browne, Ministerial Council on Employment, Education, Training and Youth Affairs (Australia)
Darius Cuplinskas, Open Society Institute
James Dalziel, LAMS Foundation
Heather Ford, iCommons
Eve Gray, Centre for Educational Technology, UCT
Melissa Hagemann, Open Society Institute
Mark Horner, Free High School Science Textbooks
Jason Hudson, Shuttleworth Foundation
Helen King, Shuttleworth Foundation
John Lesperance, VUSSC
Peter Levy, Curriki
Jaroslaw Lipszyc, Fundacja Nowoczesna Polska
Lisa Petrides, Institute for the Study of Knowledge Management in Education
Andrew Rens, Shuttleworth Foundation
David Rosenfeld, Student PIRGs
Jan Philipp Schmidt, University of the Western Cape (UWC)
Mark Surman, Shuttleworth Foundation
Aleesha Taylor, Open Society Institute
Jimmy Wales, Wikimedia Foundation
Paul West, Commonwealth of Learning
Werner Westermann, Educalibre
David Wiley, Utah State University, COSL

L'italiano estromesso

L’incredibile notizia che al Politecnico di Torino chi studia in inglese non paga tasse ha suscitato forti reazioni soprattutto da parte di radicali e di alcune testate giornalistiche, per la discriminazione linguistica che si è creata ai danni dell’italiano, ma alla fine tutto è rimasto come prima. L’anglificazione dei corsi di laurea con il conseguente degrado del sapere scientifico in lingua italiana procede ineluttabile. Bene ha fatto Michele Gazzola, ricercatore dell’Università di Ginevra, a tornare sull’argomento col suo intervento “L’italiano, lingua tassata ed estromessa dall’università” (Cronaca d’Abruzzo del 2/1/08 pagina Cultura) che ci trova
del tutto consenzienti.

Chiunque abbia letto qualcosa di quello che succedeva nelle colonie francesi del Nord-Africa o nelle colonie inglesi in tutto il mondo o anche nelle colonie italiane in Etiopia, Somalia, ecc., ritrova esattamente la stessa situazione al Politecnico di Torino adesso ed in Italia. Anche
allora, in Tunisia si teorizzava che in fondo il francese era la lingua della cultura e dell'apertura al mondo (e le classi superiori educavano i loro figli direttamente in francese). Nelle colonie inglesi si usava l'espressione "Speak white!" (Parla bianco, parla come parlano i bianchi!). Questa espressione, del resto, viene ancora usata dagli anglofoni del Québec, quando qualche francofono credendo di stare a casa sua, si rivolge in francese ad uno sconosciuto anglofono di passaggio.

Il rettore del Politecnico non sa, poverino, che sta rispondendo a quello stesso invito di "parlare bianco", che gli viene dai "bianchi" del mondo, che considerano il fatto che gli studenti di Vercelli o di Biella osino ancora parlare in italiano di cose tecniche un affronto diretto al mondo civile (leggi anglosassone). Cosa credono questi italiani di essere civilizzati anche loro? Non si saranno montati la testa a causa di Dante Alighieri, di Manzoni, o del G8?

Il vero problema, comunque, non e' il rettore del Politecnico ma tutto il mondo politico, che abdica alla sua funzione di rappresentante degli interessi dei suoi elettori, e fa passare, tacendone, questa discriminazione fatta a cittadini italiani, che pagano le tasse per poi pagare piu' tasse, se parlano in italiano. E' la solita storia dei forti con i deboli e deboli con i forti. Dove sono i sindaci leghisti di quelle parti? Quei sindaci che se la prendono con gli immigrati poveri e che osano parlare di cancro, riferendosi ai mussulmani immigrati, ma di fronte alle prepotenze dei "bianchi", come quella del Politecnico, non osano alzare nemmeno il mignolo. Forse alzano solo la coda per scondinzolare in segno di riconoscenza verso qualcuno che e' piu' forte di loro.

C'e' da vergognarsi di essere italiano e di appartenere ad un popolo a cui appartengono tanti autocolonizzatori.

Vadano pure avanti finche' la gente non ne potra' piu' e si ribellera' come e' successo nei paesi satelliti dell'Unione Sovietica appena hanno potuto. Facciano ora le loro prepotenze e preghino Iddio che la borsa di New York non ceda subito sotto le pressioni dei mutui. I loro figli saranno quelli che decideranno che ormai e' meglio studiare in cinese che in italiano.

Renato Corsetti
Psicolinguista Universita' di Roma "La Sapienza"
e membro Consiglio
scientifico di Allarme Lingua

www.disvastigo.it DIS338 11/1/08
Direttore editoriale: Giorgio Bronzetti

Il Nobel per l'economia, Reinhard Selten, chiede una convenzione per l'insegnamento scolastico dell'esperanto

Il Gruppo Esperantista Marchigiano esprime il proprio apprezzamento riguardo l'intervento di Reinhard Selten, premio Nobel per l'economia che ha chiesto una convenzione per l'insegnamento scolastico dell'esperanto.

Il 9 maggio, Giornata dell'Europa, l'Ue ha festeggiato i 50 anni dei Trattati di Roma ed ha invitato i premi Nobel a tenere un discorso nel parlamento europeo. Reinhard Selten, premio Nobel per l'economia nel 1994, nel suo intervento ha sostenuto la necessità di una maggiore integrazione economica e di un rafforzamento dell'identità europea. Il maggior ostacolo per una comune identità europea è, secondo Selten, la barriera linguistica che si potrebbe abbattere con l'apprendimento dell'esperanto come prima lingua straniera.

Ecco il testo completo del discorso:

Signore e signori,

E' per me, oggi, un onore e un piacere potervi parlare.

Nei 50 anni dal Trattato di Roma l'integrazione economica ha fatto enormi progressi. C'è voluto molto tempo ma sono stati apportati dei cambiamenti politici fondamentali. Molte cose sono apparse a lungo impossibili, come, per esempio, l'unione monetaria che poi è risultata un gran successo. Ciò si deve in modo particolare all'indipendenza della Banca Centrale Europea e al suo impegno a mantenere la stabilità monetaria.

Probabilmente si deciderà per un nuovo trattato al posto della costituzione europea. Spero che in tal caso l'indipendenza e i compiti della Banca Centrale non vengano toccati. L'integrazione economica non è stata certamente ancora completata.

L'acquisto regolare secondo le norme antitrust di una compagnia di elettricità di New York da parte di un fornitore di elettricità californiano non provocherebbe alcuno scalpore politico negli Stati Uniti. In Europa non siamo ancora così avanti.

E' necessario promuovere il formarsi di una identità europea più forte. Gli europei devono imparare a sentirsi, anzitutto, europei.

Un grave ostacolo su questo cammino, verso una forte identità europea, è costituito dalla barriera linguistica esistente all'interno dell'Europa. Questo problema necessita di una soluzione. Il predominio di una lingua nazionale sulle altre non può essere una soluzione. A lungo andare solo una soluzione neutrale può essere accettata. Nessuna nazione può essere messa in condizioni di inferiorità.

Una lingua pianificata facile da imparare, come l'esperanto, permette una soluzione neutrale del problema linguistico. Una seconda lingua straniera si impara molto più facilmente della prima. L'effetto seconda lingua è così forte e l'esperanto così semplice che è più vantaggioso imparare prima l'esperanto e poi una lingua nazionale che questa lingua straniera da sola. Ciò è stato dimostrato scientificamente con sperimentazioni scolastiche.

Si potrebbe iniziare con una convenzione sull'insegnamento scolastico dell'esperanto, a partire da alcuni paesi, da estendere, successivamente ad altri paesi. La via dell'allargamento di una convenzione è stata percorsa più volte con successo - per esempio l'accordo di Schengen e l'unione monetaria.

Vi ringrazio della vostra attenzione.