(Intervento ripreso dalla lista degli esperantisti marchigiani)
Conclusione della fiera di Ancona
(Intervento ripreso dalla lista degli esperantisti marchigiani)
Pubblicato da Anonimo alle domenica, maggio 04, 2008
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Appuntamento ad Ancona, in piazza Diaz
Pubblicato da Anonimo alle mercoledì, aprile 30, 2008
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Esperanto: istruzioni per l'uso: L’insegnamento dell’Esperanto
L’Esperanto viene appreso in corsi organizzati dai gruppi locali, in corsi facoltativi in varie scuole, mediante Internet (ad esempio, il corso a distanza Kirek <http://iej.esperanto.it/kirek/>), e nel corso di “Interlinguistica ed Esperantologia” tenuto dal Prof. Fabrizio Pennacchietti presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino (in cui si fa uso della grammatica di Esperanto di Bruno Migliorini con prefazione di Tullio De Mauro, del grande “Plena Ilustrita Vortaro” edito a Parigi del Vocabolario italiano-Esperanto di Carlo Minnaja comprendente 1.438 pagine con oltre 50.000 termini (con versione informatica) e del vocabolario italiano-esperanto-italiano di Umberto Broccatelli (ed. Zanichelli) con versione informatica.
Nel 1994 un’apposita Commissione (istituita con decreto dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino allo scopo di “programmare interventi di promozione della Lingua Internazionale Esperanto”, quale strumento “per far acquisire agli alunni della scuola elementare la maggiore attitudine linguistica per un più facile approfondimento di più lingue straniere”), concluse i suoi lavori con una lunga relazione, pubblicata nel Bollettino Ufficiale del Ministero in cui, tra l’altro, fu evidenziata l’efficacia propedeutica dell’Esperanto per l’apprendimento di altre lingue.
Numerose proposte di legge propugnano l’insegnamento dell’esperanto nelle scuole italiane. La più recente, depositata all’inizio dell’attuale legislatura, reca il numero Atto Camera n. 129, ed è stata presentata dall’On. Andrea Colasio con il titolo “Disposizioni per la difesa della diversità linguistico-culturale e per l’affermazione di valori di pace,
democrazia e progresso attraverso la promozione e l’insegnamento della lingua internazionale esperanto”.
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Il testo è disponibile con interessanti collegamenti ipertestuali presso il sito
Pasporta Servo: Servizio internazionale di ospitalità
dalla pagina del Pasporta Servo:
Come passi, tu, le tue vacanze?
Se ti va di:
- pagare conti da hotel di lusso
- far le vacanze col tuo vicino (o con chi frequenti tutto l'anno)
- vedere il paese solo attraverso le foto che hai scattato
- lamentarti che la gente del posto non capisce quel che dici (e … "mai uno straccio di cartello in italiano!")
- "farti" l'Europa in una settimana
beh, allora, questa pagina non fa per te. Chiudiamola qui.
Ma se ti va di:
- pagare poco o niente per l'alloggio
- incontrare gente nuova, interessante, e che ti accoglie a casa sua
- andare nei luoghi frequentati dalla gente del posto
- evitare qualunque problema di lingua
- poterti ritagliare il tempo giusto per conoscere il paese e la sua gente
beh, allora, Pasporta Servo è ciò fa per te. Vai pure avanti.
Cos'è Pasporta Servo?
Pasporta Servo è una rete d'ospitalità, ricca, oggi, di 1350 ospitanti in più di 85 paesi, in tutto il mondo. Per aderire come ospite, basta comprare l'elenco, che è aggiornato ogni anno. A quel punto, puoi utilizzare la rete. Ciascun ospitante specifica qualche condizione, come il numero massimo di ospiti contemporanei, la durata, il preavviso desiderato. Chi ti ospita non chiede rimborsi, anzi molti ti potranno offrire la colazione o una buona cena, ma se arrivate in quattro per fermarvi una settimana, capirai che qualcuno potrà chiedere un piccolo contributo. Il prezzo dell'indirizzario copre i soli costi d'amministrazione.
Ma non è possibile! Dove sta il trucco?
E sia: una condizione importante c'è: devi imparare l'esperanto. Il modulo di adesione è in esperanto, l'indirizzario è in esperanto, tutti gli ospitanti parlano esperanto. Alt, aspetta! Non è così male come sembra. L'esperanto è una lingua facile. Facile la grammatica, nessuna eccezione, parole riconoscibili, tutto quello che ti saresti sempre aspettato, da una lingua. Puoi impararlo in sei mesi. E, se sei un brillante studente di lingue, può bastare anche un mese per un livello di conversazione di base.
Pubblicato da Anonimo alle lunedì, aprile 07, 2008
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BONA ESPERO: UNA STORIA VERA
L’ Esperanto, a riflettori spenti sul Festival, ci regala una Storia Vera !
di Franco Giannini
Tutte le favole, o quasi tutte, cominciano con un “C’era una volta”, questa che favola non è, anche se potrebbe sembrarlo, inizia, quindi, con una semplice descrizione del luogo ove è ambientata la storia.
Ci tengo subito a precisare, per non far perdere tempo a chi non piace le storie toccanti, che questa invece è proprio una di quelle.
Lo scenario è quello della savana brasiliana, il teatro su cui si svolgono i fatti, è una Fazenda denominata Bona Espero, posizionata a 250 km a nord di Brasilia.
Una fazenda di 1000 ettari di cui pochissimi coltivati. Quelli lavorati sono ad orto, a frutta (arance, mandarini, nespole, manghi ecc.) ed a canna da zucchero, perché purtroppo, le braccia adulte che vi lavorano sono solamente quelle di sei, sette persone, tutti gli altri 30 abitanti, che compongono il nucleo abitativo di Bona Espero, sono bambini e ragazzi fino a 14-15 anni.
Si, perché questa fazenda, altro non è che una “Casa-Famiglia” come verrebbe chiamata in Italia, ma là in Brasile,…. è tutta un’ altra cosa.
Ursula e Giuseppe sono i due “zii” che si occupano di tutto e di tutti.
Lei, che è tedesca, interprete alle tristi Olimpiadi di Monaco e successivamente alla Fiat di Torino, conosce in un congresso esperantista un allora giovane Giuseppe, italiano che quale tecnico progettista di trattori non poteva che lavorare a Torino ed anche lui alla Fiat . Galeotto comunque fu l’ esperanto,…. che benedisse tutto con il matrimonio
I Grattapaglia, questo il loro cognome, creano subito la famiglia arricchendola con due figli maschi, ed è quando uno ha compiuto i 15 anni e l’ altro è appena dodicenne, che comincia la storia vera e propria. Un bel giorno, eravamo nel 1974, sfogliando casualmente una rivista esperantista, leggono una richiesta di aiuto proveniente dal Brasile, in cui le persone che gestivano la Bona Espero, erano costrette ad abbandonare la missione (non ne conosco i motivi) e cercavano dei sostituti altrimenti dovevano chiudere lasciando naufragare ancora una volta i naufraghi ospitati.
Ursula e Giuseppe ci pensano un attimo per ponderare la cosa, e subito decidono di accettare l’ incarico, abbandonando l’ Italia per andare a provare “….ma solo per un anno” o almeno questo era il loro obiettivo.
Dopo 31 anni sono ancora là.
A parte il coraggio di aver lasciato il certo, per l’ incerto, a parte il fatto di aver trascinato nell’ impresa i due figli adolescenti, a parte il fatto che non sapevano quali problemi avrebbero trovato, al ritorno in Patria, alla conclusione dell’ “anno sabbatico”, tutta la loro energia vitale, la dimostrarono quando presero visione di ciò che li aspettava, cioè quando giunsero alla fazenda.
Dicevo 1000 ettari di savana, 250 km dalla città, solo tre i paesi che si incontrano lungo il percorso e di cui il più vicino, di appena 3000 abitanti, è Alto Paraiso, ma si trova a 20 km.
Da tener presente che i 20 km di strada, non è ben inteso come li intendiamo noi, ma sono semplici tracciati lasciati più dall’ uomo che dall’ uso del suo intervento a tale scopo.
Ma passare da uno stato di demoralizzazione ad uno di interna gioia per quello che ci sarebbe stato da fare per quegli esserini che schiamazzavano ridendo felici di quel clima, per loro, di festa, fu un attimo.
Ursula, da vera “tetesca di ghermania”, dettò le prime regole tutt’ora in vigore: Rispetto ed Esperanto.
Giuseppe da par suo, non poteva che rimboccarsi le maniche e cominciare a costruire, costruire e costruire, tutto ciò che mancava e che oggi è li: tutto frutto, realmente partorito dalla sua genialità e dalla forza delle sue braccia.
Ursula, a tutt’oggi, da buona “zia”, si occupa delle case, dell’ istruzione dei 30 ragazzi, dell’ insegnamento scolastico e con il complemento dell’Esperanto, la lingua che accomuna i vari volontari che di volta in volta vanno a far visita alla comunità, con le provenienze più disparate.
L’istruzione delle prime 4 classi della scuola elementare e delle prime 4 delle medie, vengono svolte a Bona Espero. Poi per le superiori si va a Alto Paraiso, dove è stata costruita una piccola casetta che ospita i ragazzi iscritti a frequentare la scuola media superiore.
Chi è poi meritevole degli studi universitari, viene mandato a Brasilia.
Tutto questo grazie agli aiuti, anche se modesti, che provengono soprattutto da esperantisti tedeschi ed Italiani.
Giuseppe, in questi 31 anni, ha costruito altre quattro case (si legge case, ma si intendono locali al pian terreno, e senza gli agi di noi cittadini!!), creandosi i materiali, quali legname e mattoni, con le sue mani. Ha costruito un ponte in cemento armato, l’ unico della regione Goyasse (due volte la superficie dell’Italia), che non sarà certo quello di Brooklyn, dal momento che misura solo una decina di metri, ma identica se non maggiore, forse ne è l’ utilità, vista la sua ubicazione. Ha costruito una pompa primitiva, ma funzionante, che porta l’acqua di un “bacino artificiale” utilizzando una cascatella di tre metri, per portarla ad un’ altezza di 24 m, facendo beneficiare di questo agio, tutto il complesso.
A Bona Espero non si ricevono le stazioni radio, non funzionano i cellulari, sconosciuta è la televisione, non ci sono telefoni fissi. L’ unica comunicazione con il “mondo civile” la si ottiene attraverso un ponte radio che onestamente non so come funzioni.
L’ unica cosa nuova, ben funzionante, viste le strade ed i chilometraggi da fare, è un’automobile Polo, che gli “zii” hanno avuta in dono in occasione di un anniversario di matrimonio (nozze d’ argento) di loro amici-sostenitori, i coniugi Grassini - Bottegoni.
Il parco macchine, è completato da un pulmino, vecchio, per il trasporto di merci e di bimbi quando ciò necessita.
La dieta applicata da zia Ursula, per necessità fatta virtù, non poteva che essere quasi totalmente vegetariana con menù a base di fagioli, riso, erbe cotte, frutta, pane ma anche dolcetti casalinghi, addolciti con lo zucchero di canna, caffè.
Ogni tanto capita anche qualche volontario pieno inizialmente di buoni propositi, che però presto rinuncia, lasciando l’ abitazione (di una sola stanza) che si stava costruendo o che si era costruito e che viene subito occupata da qualche membro delle famiglie dei cinque o sei “operai” stabili.
I bambini vengono portati dalla Polizia, quando si verificano drammi famigliari, dai Tribunali quando si verificano casi pietosi di violenze e dalle stesse famiglie, quando non sanno più come fare per dare da mangiare a tante bocche.
Lo Stato interviene concedendo un sussidio pari al fabbisogno di pane per due giorni al mese. Si avete letto bene: pane per soli due giorni ogni mese.
Sicuramente manca tutto, quello di cui qui c’è abbondanza è la dignità di una povertà condotta con il sorriso, senza una speranza, perché non si conoscono i mali che attanagliano le culture del nostro mondo “civile” che noi chiamiamo “esigenze”.
Il loro antidoto è il sapersi accontentare di ciò che hanno, del resto altro non conoscono!
I veri narratori di questa storia, io ne sono solo il trascrittore, sono il prof. Aldo Grassini e la moglie Daniela, entrambi non vedenti, ma con animi sensibilissimi. Sono appena ritornati dal Brasile dove hanno visitato la comunità, portando abiti ed altro in dono che i nostri negozi di abbigliamento avrebbero mandato al macero perché non più di moda, ricevendone in cambio tante positive esperienze di vita che resteranno sempre attuali nel fondo dei loro cuori.
Tra l’altro, mi raccontavano di un’ esperienza vissuta nei giorni di loro presenza.
La Polizia porta una bambina di nove anni, proveniente da una famiglia numerosissima, il cui padre si era suicidato in carcere. Affamata, sporca, vestita con degli abiti (si fa per dire) stracciati.
Ursula, immediatamente la lava, la veste e gli dà qualche cosa da mangiare….e dalla vocina della bimba, appena divorato ciò che c’era nel piatto, abbracciando quella che sarà la sua zia le diceva “ Che Dio ti aiuti…per avermi dato da mangiare!!”. Detto da una bimba tolta dalla strada, senza istruzione, ad una persona per lei ancora sconosciuta, che si era saputa, però,. con amore materno attirare la simpatia di questo essere spaventato, ma conscio di aver risolto tutti i suoi problemi.
Tanto ci sarebbe ancora da narrare, da episodi drammatici, crudi, a toccanti e di felice esito.
Vi chiederete, e i figli degli zii? Il più grande lavora all’Ambasciata a Brasilia, il piccolo, ormai 43enne, è un luminare nel campo della genetica.
Chiudo con una curiosità: Sapete come termina la serata a Bona Espero? Con l’ augurio ed il bacio della Buona Notte dei ragazzi agli zii, prima di coricarsi…un gesto di rispetto, ringraziamento e di educazione da noi ormai perdutosi nella notte dei tempi, almeno per molti.
Pubblicato da Gruppo Esperantista Marchigiano alle mercoledì, marzo 26, 2008
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Bona Espero,
Esperanto in Pratica
Esperanto: istruzioni per l'uso - I Vantaggi
1. Una Lingua Semplice e Chiara.
Per apprenderla sono sufficienti pochi mesi. Si noti che la lingua inglese, per quanto semplice, richiede invece parecchi anni di studio, particolarmente se si desiderano acquisire, oltre alla semplice grammatica di base, la corretta pronuncia, l'intonazione e le numerosissime espressioni idiomatiche, che costituiscono praticamente la meta' di ogni normale testo o conversazione.
2. Corsi di Esperanto Gratuiti.
La partecipazione ai corsi di Esperanto e' quasi gratuita. Infatti le associazioni esperantiste sono costituite da volontari e non hanno fini di lucro. Si confronti con i prezzi dei corsi di lingue privati, spesso nell'ordine delle molte centinaia di euro.
3. Viaggi e Turismo.
L'Esperanto offre ai giovani la possibilità di viaggiare. Ogni anno viene pubblicato un libro, chiamato SERVIZIO PASSAPORTO contenente migliaia di indirizzi di esperantisti che offorno, in tutto il mondo, ospitalità gratuita a chi sa parlare esperanto. Si confronti con i prezzi dei soggiorni all'estero, anche presso famiglie;
4. Incontri con l'Esperanto.
Ogni anno si tengono in ogni nazione i convegni internazionali esperantisti. Partecipando a tali convegni, i giovani incontrano centinaia di ragazzi e ragazze di tutto il mondo, scoprono altre culture ed altri modi di vita, si confrontano sui temi d'attualità. Inutile dire che la partecipazione a tali convegni e' offerta a prezzo di costo: una settimana in Germania, ad esempio, a pensione completa e comprendendo conferenze, escursioni, concerti ed altro, costa circa 90 euro; possibilità analoghe esistono in Francia, in Austria, in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, e naturalmente in Italia;
5. Attraverso l'Esperanto si accede ad una vastissima cultura mondiale.
In Esperanto si trovano le traduzioni di tutti i migliori libri di tutte le letterature, dalla Bibbia al Corano, dalla Divina Commedia al Kalevala, da Goethe a Mickiewicz; esistono antologie delle letterature giapponese, cinese, australiana, brasiliana; esistono anche centinaia di libri originali: romanzi gialli, biografie, umorismo, teatro, tutto cio' che si puo' desiderare di leggere.
6. L'Esperanto e' internazionale.
Come lingua interetnica non appartiene a nessun popolo; tutti i popoli si incontrano in parità, perché tutti devono fare lo stesso, piccolo sforzo per studiarlo. Viceversa l'Inglese e' la lingua di un popolo ben preciso, non di tutti; chi non nasce nella nazione giusta, resta sempre uno straniero e parla una lingua non propria.
Testo di Marco Bezzi - 1995
Adatatto e rivisto da Francesco Amerio e Giuseppe Valente - 2004
Esperanto: istruzioni per l'uso - Università
Sapete che si puo' studiare a livello universitario in esperanto?
L'Accademia Internazionale delle Scienze San Marino (AIS) è un'università riconosciuta come ente giuridico nella Repubblica di San Marino (ma non ancora in Italia), dove gli insegnamenti sono in varie lingue, ma l'esperanto è la lingua di maggior uso e quella in cui si devono presentare le dissertazioni per il diploma finale. Presso l'AIS si possono conseguire i titoli accademici di "bakalau'ro", "magistro", "doktoro", "habilitdoktoro", che corrispondono come impegno di studio, più o meno ai vecchi titoli italiani: diploma universitario, laurea quadriennale, diploma di perfezionamento e dottorato di ricerca. Per i nuovi titoli dell'università italiana riformata ci sara' una tabella di confronto. Chi ha gia' titoli nazionali, puo' farli "adottare" dall'AIS, cioè conseguire un titolo dell'AIS corrispondente a quello nazionale, sostenendo alcuni esami ulteriori. L'impegno che l'AIS richiede e' maggiore di quello richiesto nelle universita' nazionali, ma il prestigio che da' nella comunita' esperantofona e' del pari maggiore. I corsi sono compattati in otto ore, corrispondenti ad un credito del sistema europeo, e si svolgono in diverse parti d'Europa, solitamente in occasione di manifestazioni esperantiste. L'AIS non cura tutto lo scibile universale, ma predilige studi che riguardano l'internazionalita' della scienza, e che non sempre si trovano nei curricula delle universita' nazionali: eurologia, pedagogia cibernetica, turismo, storia della scienza, letteratura comparata; ma ha anche, ovviamente, alcuni corsi in discipline piu' tradizionali, come informatica, matematica, filosofia, statistica. I docenti appartengono ad università qualificate comead esempio Gottinga, Bonn, Monaco, Torino, Padova, Roma, Vienna, Paderborn, Uppsala. Tra i docenti c'e' un premio Nobel e membri di accademie scientifiche nazionali ed internazionali.
Carlo Minnaja
Esperanto: istruzioni per l'uso - Domande frequenti sull'esperanto
Dalle risposte pronte alla raccolta di indirizzi, tutto quello che si puo' spiegare viene spiegato; e se manca qualcosa, poni una nuova domanda, e lascia che sia la comunita' dei lettori a risponderti. Oppure metti tu la risposta ad un quesito aperto.
Un grazie al responsabile del servizio, Manuel Giorgini
NSIR
Esperanto: istruzioni per l'uso - Il sito della FEI
Riporto quanto scritto nella pagina iniziale della FEI "Federazione Esperantista Italiana", la ritengo una sintesi efficace sui perché dell'Esperanto:
L'esperanto, oggi.
Nel mondo d'oggi - sempre più sensibile ai diritti delle minoranze, e più consapevole della varietà delle lingue e delle culture - la lingua internazionale esperanto va riscuotendo un rinnovato interesse presso personalità politicamente o socialmente influenti e presso normali cittadini che vogliono fare qualcosa per difendere la loro lingua e la loro identità.
Organizzazioni e coalizioni non governative sollecitano l'introduzione del tema della lingua internazionale nell'agenda delle Nazioni unite e dell'Unione europea.
Nel corso degli anni novanta e fino ad ora vari congressi e conferenze scientifiche internazionali hanno riunito esperti indipendenti, che hanno analizzato la situazione dell'esperanto e ne hanno proposto l'inserimento negli attuali dibattiti sui diritti alla lingua e sulla politica linguistica per promuovere la democrazia linguistica nei rapporti internazionali e la conservazione della varietà delle lingue del mondo.
Pubblicato da Anonimo alle sabato, febbraio 16, 2008
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L’ESPERANTO ha 120 anni, ... e qualche mese
Il 92° Congresso Universale d’Esperanto si è tenuto dal 4 all’11 agosto 2007 in Giappone, a Yokohama. Gli iscritti superavano le 1800 persone.
Il 2008 è l'anno del centesimo anniversario dell’Associazione Universale d’Esperanto (Universala
Esperanto-Asocio), fondata nel 1908 a Ginevra da Hector Hodler, figlio del pittore svizzero Ferdinand Hodler. Nel 2009, cadrà il 150° anniversario della nascita di L. L. Zamenhof.
In occasione del centesimo della nascita della Società Esperantista Svizzera, e del 50° del centro dedicato alla lingua internazionale presso la biblioteca civica di La Chaux-de Fonds, è apparso un ampio lessico enciclopedico, dedicato alle lingue artificiali in Svizzera, ossia al Volapük, all’Esperanto, all’Ido, all’Occidental-Interlingue e all’Interlingua. Il suo autore è lo storico bernese Andreas Künzli. Il noto economista ginevrino François Grin, ha dichiarato che per rendere più efficienti le comunicazioni linguistiche nel mondo multilingue, l’Esperanto può rappresentare un aiuto, uno strumento di semplificazione, senza però sostituire le altre lingue. Ma l’introduzione a livello internazionale di una tale lingua richiederebbe un accordo tra i vari paesi. L’inglese viene collegato a potere e ad influenza politica. Lingua di grande prestigio, non è ancora diffusa in un modo sufficientemente capillare.
(v. http://www.coopzeitung.ch/index.cfm?&id=32638)
Il documento in PDF.
Pubblicato da Anonimo alle sabato, febbraio 02, 2008
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COLOPHON
NOVA SENTO in Rete - SPACO JUNA POR GEJUNULOJ (SED NE NUR)
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Il Congresso Nazionale: http://www.esperanto.it/html/fei/congresso.htm
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compiono i 25 anni, quindi nati
dall' 1-1-1984.
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Pubblicato da Anonimo alle martedì, gennaio 22, 2008
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Esperanto: istruzioni per l'uso - Gruppi
Come costituire un gruppo locale
Del resto i gruppi locali sono l'ossatura stessa dell'esperantismo in italia, rappresentato dalla FEI, che è per l'appunto la Federazione Esperantista Italiana dei gruppi e di alcune associazioni di categoria (i giovani, i ferrovieri, etc ...).
I passi fondamentali per la costituzione di un gruppo locale sono i seguenti.
a) verificare che un gruppo non esista gia': basta una visita al sito www.esperanto.it per avere l'elenco dei gruppi. In alternativa si possono chiedere notizie alla segreteria della FEI a Milano (indirizzi e telefono sono sempre disponibili in coda a NSiR). Se si scrive o telefona alla FEI si puo' anche chiedere se c'e' qualche esperantista isolato (e magari senza posta elettronica).
b) Non ci sono gruppi: allora bisogna trovare gli esperantisti. Al proposito un messaggio su NSiR del tipo "AAA esperantisti nella val Brembana cercansi" puo' essere di aiuto. Bastano 3 righe per mandare un appello a un sacco di gente in giro per l'Italia.
c) Per la costituzione del gruppo e sufficiente essere in 3 esperantisti (o simpatizzanti). Se ci siete urge una telefonata o una cartolina a Milano per chiedere maggiori dettagli.
d) Non sono necessari atti costitutivi o statuti: quelli, se volete, verranno con il tempo. Inoltre parte della vostra quota associativa rimarra' al gruppo per finanziare le sue attivita'.
La redazione di NSiR e' a Vostra disposizione per ulteriori dettagli.
Framerio
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